Area Abbonati
LoginPassword
DOI 10.1726/3283.32555 Scarica il PDF (70,1 kb)
Riv It Cure Palliative 2019;21(4):239-240



Tre, due, uno, zero. Follia, oblio e morte

MADDALENA BELLEI

Assistente di redazione e comunicazione SICP.

Pervenuto e accettato il 22 novembre 2019.

Riassunto. Musica, vita e morte nell’esperienza artistica di Renato Zero con uno sguardo particolare all’ultimo album uscito ad ottobre 2019: “Zero il Folle”. Eros e thanatos si rincorrono, si sorprendono, si completano nella musica come nella vita. Tanti brani, tante domande, tante speranze per uno spettacolo che lascia a bocca aperta e che travolge con la sua profondità di pensiero e parole in un viaggio musicale all’altezza dell’artista. O forse qualcosa in più.

Parole chiave. Musica, eros, thanatos, Renato, Zero, Folle.

Three, two, one, zero. Madness, oblivion, death.

Summary. Music, life and death in the artistic experience of Renato Zero with a special look at the last album released in October 2019: “Zero il Folle”. Eros and thanatos chase each other, surprise each other, complement each other in music as in life. Many songs, many questions, many hopes for a show that leaves you speechless and that overwhelms with its depth of thought and words in a musical journey to the height of the artist. Or maybe something more.

Key words. Music, eros, thanatos, Renato, Zero, Folle.

Non dimenticatemi eh.

I suoi concerti terminano tutti con questa frase. E i suoi fan più accaniti l’avranno già riconosciuto tanto questa richiesta lo contraddistingue. Stiamo parlando di Zero.

Renato Fiacchini, in arte Renato Zero, 70 anni il prossimo anno, è forse uno dei maggiori talenti della storia della musica italiana. Voce inconfondibile, vanta 43 album e più di cinquecento canzoni, alcune delle quali ad oggi ancora inedite, e 60 milioni di dischi venduti. Inizia la sua carriera negli anni sessanta e si afferma negli anni settanta grazie alla creazione di quel personaggio provocatorio e alternativo che tutti conosciamo. La sua carriera continua tra alti e bassi fino ai giorni nostri, precisamente il 4 ottobre 2019 esce l’ultimo album Zero il Folle. E così all’alba dei 70 anni, riprende il tour nazionale, un’occasione per lanciare il nuovo disco mescolato a vecchi successi.

Il personaggio che propone rimane provocatorio e alternativo, ma lo è nel modo più corretto che esista: a passo con i tempi. L’ultimo album è infatti un susseguirsi di proteste contro una società che preferisce la tecnologia a qualsiasi altro tipo di rapporto umano “tradizionale”, contro la fretta che ci impedisce di gustarci la vita, contro i figli mai nati frutto di scelte dovute al contesto storico vissuto, contro l’inquinamento e la distruzione dell’ambiente. Ma soprattutto è un inno alla vita con chiari e continui riferimenti alla morte e a quella non sempre tacita paura dell’oblio.

Non dimenticatemi eh.

Un selfie per poi convincerti
che sei visibile
che puoi vantare i tuoi follower
che sei l’eternità,

(Mai più da soli)

La prima canzone dell’album Mai più da soli ci pone una forte domanda sull’eternità. Il testo critica la società attuale sopraffatta dalla tecnologia e dai social e ci provoca suggerendo l’idea che una nostra fotografia, precisamente un selfie, postato su un social sul quale possiamo vantare i follower, corrisponda all’eternità, ovvero alla possibilità di non essere mai dimenticati. Siamo online e lo saremo sempre. O almeno finché internet non ci separi. Ma è sufficiente?

Guardami negli occhi

Leggi attraverso le mie labbra

Fammi sentire vivo

Attivo

Concentrati

Siamo stati amanti

Figli padri

Studenti

Insegnanti

Non dimenticarlo mai

Non dimenticarlo se puoi

Non dimenticarlo

(Che fretta c’è)

Nel brano Che fretta c’è conclude ripetendo ben tre volte “non dimenticarlo”. Cioè ricordati sempre di chi siamo e chi siamo stati. Nonostante la fretta, la velocità, il susseguirsi degli eventi e infine la morte, in fondo basterebbe serbare almeno un ricordo di sé e dell’altro, della relazione intercorsa.

E arriviamo al testo dedicato a tutti gli artisti che ci hanno lasciato. Una scelta forte, voluta, dichiarata, un omaggio dolce: Quattro passi nel blu.

Quattro passi nel blu
Quanta pace lassù
Ci mancate anche a noi
Come manchiamo a voi
Stelle
Stelle
Quelle
Che han brillato di più

La prima strofa ci catapulta già nel cielo, tra le stelle. Un’immagine ben riconoscibile e che indubbiamente appartiene al nostro immaginario collettivo. È la rappresentazione della morte che si tende spesso a dare ai bambini. E non solo. Che dopo la morte si ritorni alle stelle e si vada in cielo è un modo di dire che spesso “tranquillizza” anche i grandi. In questo caso specifico, inoltre, Renato gioca sulla forte corrispondenza tra le stelle del cielo e le star della musica.

Non perdiamoci mai
Non tradiamoli mai
Tutto quello che vuoi
Ma più uniti se puoi
Grandi
Assenti
Momenti
Di assoluta poesia

Talenti che
Ti toccano
Che restano
Ed insegnano
Umiltà

Quanta musica c’è
In ognuno di noi
Per ognuno di noi
Fiumi di melodia

Morte
Vai via
Che qui
Regni solo armonia

“Morte, vai via”. Forse è l’urlo più umano nei confronti della morte di tutto l’album. È un non accettarla. È un esserne consapevoli, ma non pronti. Quindi l’invito duro nei suoi confronti è quello di andarsene, di non toccare le persone a cui vogliamo bene compresi noi stessi. Una sete di eternità che si riduce tutta qui: la morte è ciò che si frappone tra me e lei.

Si noti anche il contrasto suggerito dalla strofa tra “morte” e “armonia”, come se una non potesse avere a che fare con l’altra.

Fratelli che
Ritornano
Speranze che
Non muoiono
Solo se non lo vuoi

Siamo qui
Smania di vendere
All’arrembaggio noi
Delle classifiche
Mentre poi
Le nostre anime
Si ubriacano
Di solitudine

Quattro passi nel blu
Quanti amici lassù
La fierezza lo sai
È dei grandi semmai
Saliamo su
Ragazzi miei
Quel palco è lì
Che aspetta noi
È vita che ci chiederà
Altri bis ancora
Ancora
Ancora

Ed ecco la canzone si conclude con una parola molto forte “ancora” preceduta da “vita”. Il forte contrasto tra vita e morte, eros e thanathos. E quella velata certezza che ci sarà vita anche lassù. Un bis. Una reincarnazione. O una resurrezione.

La riflessione sul rapporto umano con l’aldilà è così presente, tanto più che deriva da un’esperienza diretta dovuta alla dipartita di tanti amici, in primis Mia Martini come si evince da quanto dichiarato. Il continuo discidium tra i grandi misteri della vita pervade in qualche modo tutto l’album. Vita, morte, amore, oblio. Come un equilibrista, prova a destreggiarsi tra i punti cardini esistenziali che appartengono in forma piena e totale all’umanità. E la sua risposta, seppur incompleta, è una.

Non dimenticatemi eh.

Conflitto di interessi: l’autrice dichiara l’assenza di conflitto di interessi.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2532-9790